Oggi non avrei voluto
essere qui per ricordare e manifestare solidarietà per quello scempio che è
stato perpetrato Sabato a Brindisi.
Le
foto, le immagini e le “urla” di dolore sono ancora vive dentro di noi e penso
che ci vorrà un bel po’ di tempo affinché queste possano essere archiviate
nella nostra memoria.
La
tragedia si è svolta nel ventennale della morte di Falcone; nella scuola
intitolata a Falcone e alla sua consorte; nella giornata in cui passava la
carovana della Legalità; in una terra che da subito ha lottato contro la sacra
corona unita e che non ci stava a essere definita la Corleone di Puglia. Tutti
questi elementi, porterebbero uno scrittore o un giornalista a una conclusione:
è stata la mafia. Qualcuno addirittura ha parlato di una strage messa in atto
da una “cupola nera” composta dalla parte corrotta dello Stato, dalla Politica
e dalla mafia.
Io
penso che non spetti né a me, né a noi, né tanto meno a giornalisti da strapazzo,
definire la matrice di quel vile gesto. In questi momenti bisogna lasciare
lavorare la magistratura che, in tempi celeri, son convinto riuscirà a
consegnare alla giustizia il colpevole e a definire i contorni di quella
strage. Però la magistratura non va lasciata sola e chi ha visto qualcosa, che
potrebbe essere utile per le indagini, deve parlare. L’omertà, di certo, non
aiuta al ritrovamento della verità.
Quello
che più mi ha colpito di questo tragico evento, è stato il fatto di aver
attaccato un luogo “sacro” come la scuola. La scuola che rappresenta il futuro,
il cambiamento. Luogo dove si educano le nuove generazioni, con la speranza che
quell’educazione possa servire a costruire un futuro migliore. Colpire quell’istituzione,
cioè la scuola, che da anni già subisce continui attacchi dai vari Governi che
si sono succeduti, per me ha significato colpire la fucina del cambiamento, ha
significato voler spezzare le ali a quella speranza che la scuola rappresenta
in molti territori.
Alla
politica, alle Istituzioni, alla società civile, al sindacato, alla Chiesa e a
quanti e quante credono che il nostro Paese e la nostra società possa
riscattarsi e possa sperare in un futuro migliore, spetta essere vicino alle
famiglie, difendere la scuola pubblica, ribellarci a queste barbarie e
dimostrare che noi siamo di più loro e che soprattutto siamo contro i
trafficanti di odio e di morte.
Ognuno
di noi deve sentirsi coinvolto contro questi criminali perché, come diceva Padre
Puglisi: “Se ognuno di noi fa qualcosa,
insieme possiamo molto”.
Importante
in questo momento e in queste situazioni è difendere la cultura e la scuola
pubblica, perché quando questa viene a mancare è proprio allora che c’è degrado
morale che genera violenza, “p
Il
mio pensiero va alla famiglia di Melissa, che è stata vittima del più
obbrobrioso crimine che una famiglia possa subire, perdere barbaramente la
propria figlia.
A
Casamassima è già stata intitolata una scuola a Melissa Bassi e spero che la
nostra Amministrazione possa seguirne l’esempio, intitolando l’asilo nido
comunale tra Viale Europa Unita e Corso Italia.

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