lunedì 21 maggio 2012

Anch'io sono brindisino.


Oggi non avrei voluto essere qui per ricordare e manifestare solidarietà per quello scempio che è stato perpetrato Sabato a Brindisi.

Le foto, le immagini e le “urla” di dolore sono ancora vive dentro di noi e penso che ci vorrà un bel po’ di tempo affinché queste possano essere archiviate nella nostra memoria.

La tragedia si è svolta nel ventennale della morte di Falcone; nella scuola intitolata a Falcone e alla sua consorte; nella giornata in cui passava la carovana della Legalità; in una terra che da subito ha lottato contro la sacra corona unita e che non ci stava a essere definita la Corleone di Puglia. Tutti questi elementi, porterebbero uno scrittore o un giornalista a una conclusione: è stata la mafia. Qualcuno addirittura ha parlato di una strage messa in atto da una “cupola nera” composta dalla parte corrotta dello Stato, dalla Politica e dalla mafia.

Io penso che non spetti né a me, né a noi, né tanto meno a giornalisti da strapazzo, definire la matrice di quel vile gesto. In questi momenti bisogna lasciare lavorare la magistratura che, in tempi celeri, son convinto riuscirà a consegnare alla giustizia il colpevole e a definire i contorni di quella strage. Però la magistratura non va lasciata sola e chi ha visto qualcosa, che potrebbe essere utile per le indagini, deve parlare. L’omertà, di certo, non aiuta al ritrovamento della verità.

Quello che più mi ha colpito di questo tragico evento, è stato il fatto di aver attaccato un luogo “sacro” come la scuola. La scuola che rappresenta il futuro, il cambiamento. Luogo dove si educano le nuove generazioni, con la speranza che quell’educazione possa servire a costruire un futuro migliore. Colpire quell’istituzione, cioè la scuola, che da anni già subisce continui attacchi dai vari Governi che si sono succeduti, per me ha significato colpire la fucina del cambiamento, ha significato voler spezzare le ali a quella speranza che la scuola rappresenta in molti territori.

Alla politica, alle Istituzioni, alla società civile, al sindacato, alla Chiesa e a quanti e quante credono che il nostro Paese e la nostra società possa riscattarsi e possa sperare in un futuro migliore, spetta essere vicino alle famiglie, difendere la scuola pubblica, ribellarci a queste barbarie e dimostrare che noi siamo di più loro e che soprattutto siamo contro i trafficanti di odio e di morte.

Ognuno di noi deve sentirsi coinvolto contro questi criminali perché, come diceva Padre Puglisi: “Se ognuno di noi fa qualcosa, insieme possiamo molto”.

Importante in questo momento e in queste situazioni è difendere la cultura e la scuola pubblica, perché quando questa viene a mancare è proprio allora che c’è degrado morale che genera violenza, “perché la mafia teme la scuola più della giustizia, la mafia prospera sull'ignoranza della gente, sulla quale può svolgere opera di intimidazione e di soggezione psicologica: solo così la mafia può prosperare. L'istruzione taglia l'erba sotto i piedi della cultura mafiosa". (A. Caponnetto - 1994)

Il mio pensiero va alla famiglia di Melissa, che è stata vittima del più obbrobrioso crimine che una famiglia possa subire, perdere barbaramente la propria figlia.

A Casamassima è già stata intitolata una scuola a Melissa Bassi e spero che la nostra Amministrazione possa seguirne l’esempio, intitolando l’asilo nido comunale tra Viale Europa Unita e Corso Italia.






Nessun commento:

Posta un commento