La prima
fase, con inizio nel 2010 ha portato la contrazione di 1400 posti letto sul
tutto il territorio e la chiusura di strutture ospedaliere. Infatti, il
regolamento presentato il 7 giugno c.a. non è altro che la seconda fase del
piano di rientro, che in sostanza prevede il taglio di altri 800 posti letto
(tra cui 370 ospedalieri, 130 IRCCS e centri ecclesiastici e 300 strutture
private accreditate), la chiusura di 19 ospedali e la contrazione dei punti
nascita (soppressi 10 che producevano meno di 500 parti l’anno ad eccezione di
Scorrano).
Quindi i
criteri utilizzati nel piano di rientro, dove sono stati risparmiati dal 2010,
230 milioni di euro (da 350 milioni a 120 milioni al 2011, superando in
positivo di 60 milioni la previsione), sono il numero degli ospedali, il numero
dei posti letto, il numero delle Unità operative, gli standard dell’AGENAS e i
punti nascita.
Sul
taglio dei posti letto il ragionamento è abbastanza semplice, oltre al
risparmio per rientrare economicamente, ci sono delle considerazioni da fare:
• In
Puglia il 45-49% dei ricoveri (130.000) è caratterizzato da un assoluta inappropriatezza;
• Il
numero degli ospedali è esorbitante visto che i 19 ospedali chiusi (che
verranno riconvertiti per l’assistenza territoriale) producevano solo il 3%
della totalità dei ricoveri;
•
Bisogna rispettare gli standard che prevedono una media di 180 ricoveri ogni
1000 abitanti, invece in Puglia siamo a 210;
• Il
numero delle unità operative, come per esempio la Cardiologia, attualmente
risulta di gran lunga, come numero (55) superiore alla media nazionale e alle
indicazioni ministeriali.
Il
risparmio ottenuto attraverso le fasi del piano di rientro però non può essere
utilizzato completamente per colmare mancanze (soprattutto organiche) perché
alcuni “tesoretti” sono sottoposti a vincoli di spesa previsti proprio dalle
linee guida romane. Infatti l’Assessorato ci indica un risparmio di 16 milioni
di euro da poter utilizzare per il personale, ma che non può spendere.
Considerazione
importante va fatta (approfondita in separata sede) anche sul taglio dei posti
letto nelle strutture private, alla quale gli imprenditori non hanno battuto
ciglio semplicemente minacciando la mobilità dei lavoratori, dimostrando ancora
una volta quanto il privato mantiene le sue politiche gelide sul fronte dei
lavoratori dal punto di vista contrattuale.
Il piano
di rientro (indicato dal governo nazionale), quindi, mantiene la sua facis
sadica che si basa su tagli di spesa, soppressioni di posti letto e blocco del
turnover (lavoratori in pensionamento) e quindi con l’impossibilità di produrre
posti di lavoro. L’altra faccia della medaglia fa ben sperare perché siamo a
una svolta epocale per la salute dei cittadini, perché c’è un inversione di
tendenza dell’assistenza sanitaria che si sposta dall’ospedale e al territorio:
la cosiddetta de-ospedalizzazione.
Il cosiddetto
territorio, assistenza territoriale e domiciliare, telemedicina e case-manager
sono la realtà, sono la realtà futura.
La
chiusura degli ospedali non ci deve spaventare: negli ultimi 30 anni il numero
degli ospedali ed il numero dei posti letto si è quasi dimezzato, non mutando
in peggio la qualità della risposta sanitaria, anzi.
Quindi,
la domanda da porci è: ci interessa quanti ospedali chiuderanno? Se lo
chiuderanno nel nostro territorio? Rientrare economicamente?
No,
nessuna di queste.
C’è solo
una risposta: dobbiamo rispondere con i fatti ai problemi di salute dei
cittadini e
garantire loro una prestazione al massimo della qualità e professionalità.
Il mondo
della sanità, ed in particolare di quella pubblica è molto intricato e
complesso e quindi rimane una sfida troppo importante per il futuro della
nostra terra e della nostra idea politica di sostenibilità ed innovazione.
f.to I coordinatori di Sinistra
Ecologia Libertà - Andria
Michele Lorusso
Responsabile
settore Sanità del circolo cittadino
Dott.
Nicola Tortora
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