lunedì 25 giugno 2012

Tra sadismo e realtà futura.

In data 16/06/2012 si è svolto un incontro del gruppo SEL- PUGLIA sull’argomento: piano di rientro e riordino della rete ospedaliera. Oramai, dal 2010, tutte le regioni che non hanno rispettato il famoso patto di stabilità (con qualche stranezza nel caso pugliese) dovevano rientrare entro il 2013 sia dal punto di vista economico, ma anche strutturale.

La prima fase, con inizio nel 2010 ha portato la contrazione di 1400 posti letto sul tutto il territorio e la chiusura di strutture ospedaliere. Infatti, il regolamento presentato il 7 giugno c.a. non è altro che la seconda fase del piano di rientro, che in sostanza prevede il taglio di altri 800 posti letto (tra cui 370 ospedalieri, 130 IRCCS e centri ecclesiastici e 300 strutture private accreditate), la chiusura di 19 ospedali e la contrazione dei punti nascita (soppressi 10 che producevano meno di 500 parti l’anno ad eccezione di Scorrano).

Quindi i criteri utilizzati nel piano di rientro, dove sono stati risparmiati dal 2010, 230 milioni di euro (da 350 milioni a 120 milioni al 2011, superando in positivo di 60 milioni la previsione), sono il numero degli ospedali, il numero dei posti letto, il numero delle Unità operative, gli standard dell’AGENAS e i punti nascita.

Sul taglio dei posti letto il ragionamento è abbastanza semplice, oltre al risparmio per rientrare economicamente, ci sono delle considerazioni da fare:

• In Puglia il 45-49% dei ricoveri (130.000) è caratterizzato da un assoluta inappropriatezza;

• Il numero degli ospedali è esorbitante visto che i 19 ospedali chiusi (che verranno riconvertiti per l’assistenza territoriale) producevano solo il 3% della totalità dei ricoveri;

• Bisogna rispettare gli standard che prevedono una media di 180 ricoveri ogni 1000 abitanti, invece in Puglia siamo a 210;

• Il numero delle unità operative, come per esempio la Cardiologia, attualmente risulta di gran lunga, come numero (55) superiore alla media nazionale e alle indicazioni ministeriali.

Il risparmio ottenuto attraverso le fasi del piano di rientro però non può essere utilizzato completamente per colmare mancanze (soprattutto organiche) perché alcuni “tesoretti” sono sottoposti a vincoli di spesa previsti proprio dalle linee guida romane. Infatti l’Assessorato ci indica un risparmio di 16 milioni di euro da poter utilizzare per il personale, ma che non può spendere.

Considerazione importante va fatta (approfondita in separata sede) anche sul taglio dei posti letto nelle strutture private, alla quale gli imprenditori non hanno battuto ciglio semplicemente minacciando la mobilità dei lavoratori, dimostrando ancora una volta quanto il privato mantiene le sue politiche gelide sul fronte dei lavoratori dal punto di vista contrattuale.

Il piano di rientro (indicato dal governo nazionale), quindi, mantiene la sua facis sadica che si basa su tagli di spesa, soppressioni di posti letto e blocco del turnover (lavoratori in pensionamento) e quindi con l’impossibilità di produrre posti di lavoro. L’altra faccia della medaglia fa ben sperare perché siamo a una svolta epocale per la salute dei cittadini, perché c’è un inversione di tendenza dell’assistenza sanitaria che si sposta dall’ospedale e al territorio: la cosiddetta de-ospedalizzazione.

Il cosiddetto territorio, assistenza territoriale e domiciliare, telemedicina e case-manager sono la realtà, sono la realtà futura.

La chiusura degli ospedali non ci deve spaventare: negli ultimi 30 anni il numero degli ospedali ed il numero dei posti letto si è quasi dimezzato, non mutando in peggio la qualità della risposta sanitaria, anzi.

Quindi, la domanda da porci è: ci interessa quanti ospedali chiuderanno? Se lo chiuderanno nel nostro territorio? Rientrare economicamente?

No, nessuna di queste.

C’è solo una risposta: dobbiamo rispondere con i fatti ai problemi di salute dei cittadini e garantire loro una prestazione al massimo della qualità e professionalità.

Il mondo della sanità, ed in particolare di quella pubblica è molto intricato e complesso e quindi rimane una sfida troppo importante per il futuro della nostra terra e della nostra idea politica di sostenibilità ed innovazione.





f.to I coordinatori di Sinistra Ecologia Libertà - Andria

             Michele Lorusso



Responsabile settore Sanità del circolo cittadino
                                                                                                             Dott. Nicola Tortora





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