Adesso più
che mai è indispensabile ricordare le fondamenta del nostro ordinamento e la
resistenza, come battaglia significativa di conquista della costituzione e
della democrazia, in netta controtendenza nei confronti di chi vorrebbe che la storia d’Italia non giungesse per intero nelle scuole
italiane, lasciando cadere la storia dei nostri partigiani , dei
padri, dei nonni o dei bisnonni, nel nulla
Il 25 aprile
si conferma come sempre una giornata di straordinaria importanza, perché
rappresenta la giornata della liberazione dell’Italia dal regime nazifascista.
Si calcola che i
caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito della
cattura) siano stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero
mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati regolari italiani caddero
combattendo almeno in 40.000Le donne partigiane combattenti furono 35 mila,
mentre 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna; 4.653 di loro
furono arrestate e torturate. 2.750 furono deportate in Germania,
2.812 fucilate
o impiccate;
1.070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d'oro al valor militare.
Dei circa 40.000
civili deportati,
per la maggior parte per motivi politici o razziali, ne torneranno solo 4.000.
Gli ebrei
deportati nei lager furono più di 10.000; dei
2.000 deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre
1943 tornarono vivi solo
in quindici.
Tra i soldati
italiani che dopo l'Armistizio di Cassibile dell'8 settembre
decisero di combattere contro i nazifascisti sul territorio nazionale
continuando a portare la divisa morirono in 45.000 (esercito 34.000, marina
9.000 e aviazione 2.000), ma molti dopo l'armistizio parteciparono alla nascita
delle prime formazioni partigiane (che spesso erano comandate da ex ufficiali).
Furono invece
40.000 i soldati che morirono nei lager nazisti, su un totale di circa
650.000 che fu deportato in Germania e Polonia dopo l'8 settembre e che, per la maggior parte (il 90%
dei soldati e il 70% di ufficiali), rifiutarono le periodiche richieste di
entrare nei reparti della RSI in cambio della liberazione.
Ricordare
questa giornata, significa dimostrare gratitudine a quanti col sacrificio
personale tennero in vita la speranza di un'Italia, poi realizzatasi
nell'impianto democratico sostenuto dalla Carta Costituzionale, e a quanti con
le loro battaglie civili, anche dopo la liberazione, hanno dato un apporto
fondamentale nella costruzione e nella difesa di una società incardinata sui
valori che ci sono stati tramandati dalla Resistenza.
La nostra
identità è frutto della conoscenza della nostra storia. La memoria e la
tradizione sono indispensabili per ogni società e occorre ritornare alla
memoria per ristabilire la rete di rapporti che legano i figli ai padri, il
presente al passato.
Dobbiamo
rimanere fedeli al cuore pulsante della Resistenza, che rimane tale solo se si
mantiene plurale e proiettata verso il futuro, verso la creazione del nuovo.
Se ciò che
ricerchiamo ancor oggi è un di più di libertà, di democrazia, di giustizia, di
solidarietà, di rispetto, di tolleranza e di pace è alle radici della
Resistenza il luogo a cui dobbiamo sempre tornare, là dove tutti questi valori furono guadagnati palmo a palmo, nel buio
delle prigioni, nell'orrore delle esecuzioni, nell’annientamento dei lager,
nella incontenibile felicità del 25 aprile 1945.
Michele Lorusso
Sinistra Ecologia e Libertà
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