venerdì 20 luglio 2012

Andria è una Città che dimentica.

Il 19 Luglio si è celebrato il ventennale della strage di Via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.


Come ogni anno, in tutta Italia, si organizzano eventi per la ricorrenza perché, è giusto che se ne parli affinché il sacrificio dei tanti servitori dello Stato che hanno lottato contro la mafia, sacrificando la propria vita, non rimanga invano.


Così mi son chiesto cosa avesse organizzato l’Amministrazione comunale di Andria.


Con stupore mi accorgo che nessuna iniziativa da parte della stessa è stata organizzata. Né un comunicato sul sito ufficiale; né manifesti affissi per la Città; né una messa commemorativa.


Insomma nulla di tutto ciò, come se questa giornata non interessasse all’Amministrazione.


Eppure il 23 Maggio era stato organizzato un corteo; erano state patrocinate diverse iniziative; era stata promessa l’intitolazione a Falcone e Borsellino del piazzale vicino il tribunale (oggi intitolato solo a Giovanni Falcone); erano stati affissi manifesti su proposta di Libera (a Bari è il Comune che il 23 Maggio e il 19 Luglio ha affisso manifesti per non dimenticare) oltre ai soliti fiumi di parole che si dicono in quelle ricorrenze a cui non seguono mai i fatti.


Si è data, ancora una volta, la dimostrazione di come la lotta alla mafia non sia uno dei valori a cui una classe dirigente deve tendere e per cui si deve battere, ma rappresenta solo un vessillo da sventolare durante qualche corteo, organizzato solo per fare scena.


Come mai per la ricorrenza del 19 Luglio, l’Amministrazione non ha ricordato la strage di Via D’Amelio?


Spero solo che l’Amministrazione non la pensi come Dell’Utri, che ha dichiarato: “Andare alla commemorazione di Via D’Amelio mi sembra una stronzata, io sono contro la mafia, non sono mafioso, non c’è bisogno di andare lì.”


Errare umanum est, perseverare autem diabolicum, et tertia non datur.


Per cui, l’auspicio è che l’Amministrazione cerchi di ovviare a questo gravissimo errore, avviando una seria politica per la legalità seguendo quelle che furono le parole del giudice Borsellino: ”La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”





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